Capitolo 13: I Maestri insegnano

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Messaggio Da Admin il Mar Gen 01, 2019 6:59 pm

Capitolo 13: I Maestri insegnano

Catherine si era liberata dei suoi sintomi angosciosi. Era sana più del normale. Le sue vite cominciavano a ripetersi. Sapevo che stavamo avvicinandoci al termine. Ma quello di cui non mi resi conto in quel giorno di autunno, mentre lei entrava ancora nella sua trance ipnotica, fu che sarebbero passati cinque mesi tra questa seduta e la successiva, che sarebbe stata l'ultima.
«Vedo degli intagli», cominciò. «Alcuni sono in oro. Vedo dell'argilla. Stanno facendo dei vasi. Sono rossi... usano una sorta di materiale rosso. Vedo una costruzione scura, una
certa struttura scura. Ci troviamo qui.
«È nella costruzione scura o presso di essa?» «Sono nell'interno. Stiamo lavorando cose diverse.
«Può vedersi mentre lavora?» chiesi. «Può descriversi, descrivere quello che indossa?
Guardi in giù. Qual è il suo aspetto?» «Porto un tipo di stoffa... di lunga stoffa rossa. Ho strane scarpe, come sandali. Ho i capelli scuri. Sto modellando una figura. La figura di un uomo... un uomo. Ha in mano una specie di bastone... una verga. Gli altri stanno facendo cose di... alcuni fanno cose di metallo.» «Questo avviene in una fabbrica?» «È
un fabbricato. Un fabbricato di pietra.» «Quella statua a cui sta lavorando, l'uomo con la verga, sa chi è?» «No, è solo un uomo. Custodisce il bestiame... le vacche.
Ce n'è un mucchio [di statue] attorno. Sappiamo solo come si presentano. È un
materiale molto strano. È difficile da lavorare. Non fa che sbriciolarsi.» «Conosce il nome di questo materiale?» «Non lo vedo. È rosso, qualche cosa di rosso.» «Che cosa avviene delle statue quando le avete fatte?» «Vengono vendute. Alcune vengono vendute al mercato. Altre vengono date ai vari nobili. Solo quelle meglio lavorate vengono
destinate alle case dei nobili. Le altre sono vendute.» «Le capita di avvicinare questi nobili?» «No.» «È il suo lavoro? «Sì.
«Le piace? «Sì.» «È molto che lo fa? «No.
«È capace di farlo?» «Non molto.» «Ha bisogno di maggiore esperienza?» «Sì. Sto solo imparando.» «Capisco. Vive ancora con la sua famiglia?» «Non so, ma vedo delle casse scure.» «Delle casse scure?» ripetei.
«Hanno delle piccole aperture. Hanno una porta, e dentro la porta vi sono alcune statue.
Sono fatte di legno, di un certo tipo di legno. Dobbiamo fare le statue per esse.» «A che cosa servono le statue?» «Sono statue religiose», rispose.
«Che religione è?» «Vi sono molti dèi, molti protettori... molti dèi. Il popolo è
spaventatissimo. Qui si fanno molte cose. Facciamo anche dei giochi... tavole da gioco con delle incavature. Nelle incavature si mettono teste di animali.» «Vede qualche altra cosa?» «Fa molto caldo, molto caldo e vi è molta polvere... molta sabbia.» «Vi sono corsi d'acqua nei dintorni?» «Sì, scendono dalle montagne.» Anche questa vita cominciava a sembrarmi familiare.
«Il popolo ha paura?» insistetti. «È gente superstiziosa?» «Sì, vi è molta paura. Tutti hanno paura. Dobbiamo proteggerci. Vi è una malattia. Dobbiamo proteggerci.» «Che genere di malattia?» «Una malattia che uccide tutti. Una quantità di gente sta morendo.»
«A causa dell'acqua?» chiesi.
«Sì. È molto arido... fa molto caldo, perché gli dèi sono irati e ci puniscono.» Stava rivisitando quel periodo della vita quando ci si curava col tannino. Riconobbi la religione di paura, la religione di Osiride e di Hathor.
«Perché gli dèi sono irati?» chiesi conoscendo già la risposta. «Perché abbiamo disobbedito alle leggi. Sono adirati.» «A quali leggi avete disobbedito?» «Quelle sancite

dai nobili.» «Come potete placare gli dèi?» «Dobbiamo portare addosso certe cose. Alcuni portano delle cose attorno al collo. Proteggono dal male.» «Vi è un dio particolare temuto più degli altri?» «Hanno paura di tutti.» «Conosce i nomi di qualche dio?» «Non conosco i nomi. Li vedo soltanto. Ce n'è uno che ha un corpo umano e la testa di un animale. Ce n'è un altro che sembra un sole. Ce n'è uno che sembra un uccello; è nero. Si avvolgono una fune attorno al collo.» «E lei vive con tutto questo?» «Sì, io non muoio.
«Ma i membri della sua famiglia muoiono», ricordai.
«Sì... mio padre. Mia madre sta bene.» «E suo fratello?» «Mio fratello... è morto», ricordò.
«E lei perché sopravvive? Vi è in lei qualche cosa di particolare? Qualche cosa che lei ha fatto?» «No», rispose; poi cambiò argomento. «Vedo qualche cosa con dentro dell'olio.»
«Che cosa vede?» «Qualche cosa di bianco. Sembra quasi marmo. È... alabastro... Una sorta di bacinella... con dentro dell'olio. Viene usato per ungere le teste...» «...dei sacerdoti?» aggiunsi io.
«Sì.
«Quali sono i suoi compiti, adesso? Fa qualche cosa con l'olio?» «No. Faccio le statue.»
«Siamo nello stesso edificio scuro?» «No... è un'epoca posteriore... un tempio.» Parve a disagio per qualche ragione.
«Ha qualche problema?» «Qualcuno ha fatto qualche cosa nel tempio che ha adirato gli dèi. Non so...» «È stata lei?» «No, no... io vedo solo i sacerdoti. Preparano qualche sacrificio, qualche animale... è un agnello. Le loro teste sono calve. Non hanno peli, assolutamente, nemmeno sulle loro facce...» Rimase in silenzio e i minuti passarono lentamente. D'improvviso divenne attenta, come se ascoltasse qualche cosa. Quando parlò, la sua voce era profonda. Un Maestro era presente.
«Su questo piano alcune anime hanno il permesso di manifestarsi a coloro che sono
ancora nella forma fisica. È permesso loro di tornare... Solo se hanno lasciato incompiuta qualche promessa. Su questo piano è permessa l'intercomunicazione. Ma gli altri piani... questo è quello in cui ci è permesso di usare le nostre capacità psichiche e comunicare con persone in forma fisica. Vi sono molti modi di farlo. Ad alcuni è concesso il potere della vista, e possono mostrarsi alle persone ancora in forma fisica. Altri hanno il potere del movimento e possono muovere oggetti telepaticamente. Si va su questo piano solo se è utile per noi andarvi. Se abbiamo lasciato una promessa incompiuta, si può scegliere di andarvi e comunicare in qualche modo.
Ma questo è tutto... Comunicare con colui a cui la promessa deve essere mantenuta. Se la nostra vita è finita bruscamente, potrebbe essere una ragione per andare in questo
piano. Molti scelgono di venire qui perché possono vedere coloro che sono ancora in forma fisica e a loro molto cari.
Ma non tutti scelgono di comunicare con loro. Alcuni possono avere troppa paura.» Catherine tacque e parve riposarsi. Cominciò a sussurrare molto piano.
«Vedo la luce.
«La luce le da energia?» chiesi.
«È come un mettersi all'opera... è una rinascita.» «Delle persone in forma fisica, come possono sentire questa energia? Come possono imbattersi in essa ed essere ricaricate?»
«Per mezzo delle loro menti», rispose piano.
«Ma come raggiungono questo stato?» «Devono essere in uno stato molto rilassato. Ci si può rinnovare attraverso la luce... attraverso la luce. Bisogna essere molto rilassato così
da non spendere più energie, e rinnovare quelle che abbiamo. Quando si dorme, ci si rinnova.» Era nel suo stato superconscio, e io decisi di ampliare l'interrogatorio.

«Quante volte lei è rinata?» chiesi. «È sempre avvenuto qui, in questo ambiente, sulla terra, o anche altrove?» «No», rispose, «non sempre qui.» «In quali altri piani, in quali altri luoghi lei va?» «Non ho finito quello che devo fare qui. Non posso andare oltre finché non ho sperimentato tutto della vita, e non l'ho ancora fatto. Vi saranno molte vite... per mantenere tutte le promesse e pagare tutti i debiti che sono dovuti.» «Ma lei sta facendo progressi», osservai.
«Facciamo sempre progressi.» «Quante volte ha vissuto sulla terra?» «Ottantasei.»
«Ottantasei?» «Sì.» «Le ricorda tutte?» «Le ricordo quando è importante per me ricordarle.» Noi avevamo sperimentato frammenti, o parti più grandi, di dieci o dodici
vite, e, ultimamente, queste avevano cominciato a ripetersi. A quanto sembrava non aveva bisogno di ricordare le rimanenti settantacinque vite circa. In realtà aveva fatto
notevoli progressi, perlomeno dal mio punto di vista. I progressi che faceva dal punto in cui era potevano dipendere dal ricordo delle vite. I suoi progressi futuri potevano non dipendere nemmeno da me e dal mio aiuto. Cominciò di nuovo a sussurrare piano.
«Alcuni raggiungono il piano astrale usando droghe, ma non capiscono quello che hanno sperimentato. È stato però concesso loro di passare.» Non le ho fatto domande circa le
droghe. Lei diffondeva e apprendeva conoscenza, sia che glielo chiedessi o no.
«Non può usare i suoi poteri psichici per aiutare il suo progresso qui?» chiesi. «Sembra
che lei sviluppi sempre più questi poteri.» «Sì», convenne. «È importante, ma non così importante, qui, come lo sarà negli altri piani. Questo fa parte dell'evoluzione e della crescita.» «Importante per me e per lei?» «Importante per tutti e due», rispose.
«Come sviluppiamo queste facoltà?» «Lei le sviluppa attraverso la relazione. Vi sono alcuni con alti poteri i quali sono tornati con maggiore conoscenza. Loro cercheranno
coloro che hanno bisogno di svilupparsi e li aiuteranno.» Cadde in un lungo silenzio. Lasciando il suo stato su- perconscio, entrò in un'altra vita.
«Vedo l'oceano. Vedo una casa presso l'oceano. È bianca. Le navi vanno e vengono dal porto. Sento l'odore dell'acqua marina.» «Lei si trova lì?» «Sì.» «Qual è l'aspetto della casa?» «È piccola. Ha una specie di torre sulla sommità... Una finestra da dove si può guardare il mare. Ha una sorta di telescopio. È di ottone, di legno e ottone.» «Lei usa questo telescopio?» «Sì, per guardare le navi.» «Che cosa fa?» «Annunciamo le navi mercantili quando entrano nel porto.» Ricordai che aveva fatto questo in un'altra vita, quando era Christian, il marinaio la cui mano era stata ferita durante una battaglia navale.
«È un marinaio?» chiesi aspettandomi una conferma.
«Non so... forse.» «Può vedere che cosa indossa?» «Sì. Una camicia bianca, pantaloni corti scuri e scarpe con grandi fibbie... Più avanti nella vita sarò marinaio, ma non adesso.» Poteva vedere nel suo futuro ma, così facendo, cadeva bruscamente in quel futuro.
«Sono ferito, gridò dibattendosi per il dolore. «La mia mano è ferita. Era veramente
Christian e stava rivivendo la battaglia navale.
«C'è stata un'esplosione? «Sì... sento odore di polvere!» «Guarirà benissimo», la rassicurai, conoscendo già i risultati. «Molti stanno morendo!» Era ancora agitata. «Le vele sono lacerate... Una parte del porto è saltata in aria.» Stava osservando la nave per rilevare i danni. «Dobbiamo riparare le vele. Devono essere riparate.» «Si sta riavendo?» chiesi.
«Sì. È molto difficile cucire la stoffa delle vele.» «Può lavorare con la sua mano?» «No,
ma sto osservando gli altri... Le vele sono fatte di tela, di un tipo di tela molto duro da cucire... Molti sono morti. Soffrono tutti.» Sussultò.

«Che c'è?» «Questo dolore... Nella mia mano.» «La sua mano guarisce. Avanzi nel tempo. Naviga ancora?» «Sì.» Fece una pausa. «Siamo nel Galles meridionale. Dobbiamo difendere la costa.» «Chi vi sta attaccando?» «Credo che siano spagnoli... Hanno una grande flotta.» «Che cosa avviene in seguito?» «Io vedo solo la nave. Vedo il porto. Vi sono delle botteghe. In alcune botteghe fabbricano candele. Vi sono botteghe dove si vendono libri.» «Sì. Lei entra mai nelle librerie?» «Sì. Mi piacciono molto. I libri sono meravigliosi... Vedo molti libri. Quello rosso è di storia. Si parla di città... della Terra. Vi sono mappe. Mi piace questo libro... C'è un negozio dove si vendono cappelli.»
«Vi è un luogo in cui lei va a bere?» Ricordavo la descrizione della birra fatta da Christian.
«Sì, ve ne sono parecchi», rispose. «Servono della birra...
della birra molto scura... con del cibo... del montone con pane, grandi fette di pane. La birra è molto amara, molto amara. Posso sentirne il sapore. Hanno anche del vino, e vi sono lunghe tavole di legno...» Decisi di chiamarla per nome, per vedere le sue risposte.
«Christian», dissi con forza.
Lei rispose ad alta voce, senza esitazione: «Sì! Che cosa vuole?».
«Dov'è la sua famiglia, Christian?» «È in una città vicina. Noi salpiamo da questo porto.»
«Com'è la sua famiglia?» «Ho una sorella... una sorella, Mary.» «Dov'è la sua ragazza?»
«Non ne ho una. Solo le donne della città.» «Nessuna in particolare?» «No, solo le donne... Sono tornato da una navigazione.
Ho combattuto in molte battaglie, ma sono salvo.» «È invecchiato?» «Sì.» «Si è sposato?» «Credo di sì. Vedo un anello.» «Ha dei figli?» «Sì. Anche mio figlio navigherà... Vi è un anello, un anello con una mano. È una mano che tiene qualche cosa. Non posso
vedere che cosa. L'anello è in una mano; una mano che tiene qualche cosa.» Catherine cominciò a soffocare.
«Che cosa è che non va?» «La gente della nave è malata... a causa del cibo. Abbiamo mangiato del cibo cattivo. Maiale salato.» Il suo senso di soffocamento continuava. La portai avanti nel tempo e si riprese. Decisi di non farle sperimentare ancora gli attacchi di cuore di Christian. Era già esausta e la feci uscire dalla trance.
Messaggi dall'aldilà Passarono tre settimane prima che ci incontrassimo ancora.
Una mia breve malattia e le sue vacanze avevano causato questa sosta. Catherine continuò a migliorare durante questo periodo, ma, quando cominciò la seduta, parve
ansiosa.
Mi disse di stare così bene e di sentirsi così migliorata da non credere che l'ipnosi avrebbe potuto aiutarla oltre. Naturalmente aveva ragione. In circostanze ordinarie
avremmo potuto terminare la terapia settimane prima. Avevamo continuato in parte per il mio interesse ai messaggi dei Maestri, e in parte per alcuni problemi minori che persistevano nella vita attuale di Catherine. Catherine era quasi guarita e le sue vite si
ripetevano. Ma se i Maestri avevano ancora qualche cosa da dirmi? Come avremmo
potuto comunicare senza Catherine? Sapevo che avrebbe continuato le nostre sedute se avessi insistito. Ma io non mi sentivo in diritto di insistere. Con una certa tristezza accettai. Chiacchierammo sulle vicende delle ultime tre settimane, ma il mio cuore non era lì.
Passarono cinque mesi. Catherine manteneva il suo miglioramento clinico. Le sue paure e le sue ansietà erano minime. La qualità della sua vita e delle sue relazioni era
eccellente. Adesso dava appuntamenti anche ad altri uomini, sebbene Stuart fosse
sempre nella sua mente. Per la prima volta, da quando era bambina, sentiva una certa gioia e una vera felicità nella sua vita. Ogni tanto ci incontravamo nei corridoi o nel caffè, ma non avevamo contatti del genere medico-paziente.

Trascorse l'inverno ed ebbe inizio la primavera. Catherine fissò un appuntamento nel mio studio. Aveva un bisogno ricorrente circa un sacrificio religioso che implicava dei serpenti in un pozzo. Alcune persone, fra cui lei stessa, erano costrette a scendere nel pozzo. Lei vi era e cercava di risalirlo affondando le mani nelle pareti sabbiose. A questo punto del sogno si svegliava con il cuore in tumulto.
Nonostante il lungo intervallo, cadde presto in uno stato di ipnosi profonda. E non fu sorprendente che si trovasse subito in un'antica vita.
«Fa molto caldo qui dove sono», cominciò. «Vedo due negri che stanno presso muri di pietra freddi e umidi. Portano un elmo e una fune attorno alla caviglia destra. La fune è
intrecciata con fili di perline e fiocchi. Stanno costruendo un magazzino di pietra e argilla, e vi mettono del grano, una sorta di grano schiacciato. Il grano è portato in un
carro con ruote di ferro. Sul carro, o parte di esso, vi sono stuoie intrecciate. Vedo acqua, molto azzurra. Qualcuno sta dando ordini agli altri. Vi sono tre scalini nel granaio. All'esterno vi è la statua di un dio. Ha la testa di un animale, di un uccello, e il corpo di un uomo. È un dio delle stagioni. Le mura sono sigillate con una specie di catrame per impedire all'aria di entrare e per tenere fresco il grano. La faccia mi prude... Vedo delle perline azzurre nei miei capelli. Vi sono qui attorno sciami di mosche, che mi fanno prudere la faccia e le mani. Mi metto sulla faccia qualche cosa di appiccicoso per tenerle lontane... ha un orribile odore, è la linfa di qualche albero.
«Ho nei capelli nastri con perline e lacci d'oro. I miei capelli sono di un nero intenso. Faccio parte della servitù reale. Sono qui per qualche festa. Sono venuta per assistere
all'unzione dei sacerdoti... una festa in onore degli dèi per il prossimo raccolto. Vi sono solo sacrifici di animali, non umani. Il sangue degli animali sacrificati scorre lungo un
canale bianco in un bacino... scorre nella bocca di un serpente. Gli uomini portano piccoli cappelli d'oro. Tutti hanno la pelle bruna. Abbiamo schiavi che vengono da altre terre, al
di là del mare...» Cadde nel silenzio e noi aspettavamo come se non fossero passati dei mesi. Lei parve fare attenzione, ascoltando qualche cosa.
«Tutto è così rapido e complicato... quello che mi stanno dicendo... circa il cambiamento, la crescita e i vari piani. Vi è un piano della coscienza e un piano di transizione. Noi
veniamo da una vita e, se la lezione è stata portata a termine, andiamo in un'altra
dimensione, in un'altra vita. Dobbiamo capire pienamente. Altrimenti non ci è concesso di passare oltre... dpbbiamo ripetere perché non impariamo.
Dobbiamo sperimentare da tutti i lati. Dobbiamo conoscere il lato delle deficienze, ma anche il dare... C'è tanto da conoscere, vi sono implicati tanti spiriti. Per questo siamo qui. I Maestri... ve n'è uno solo in questo piano.» Catherine fece una pausa, poi parlò con la voce del Maestro poeta.
Parlava a me.
«Quello che le diciamo è per ora. Adesso deve imparare attraverso il suo intuito.» Dopo pochi minuti, Catherine parlò con il suo dolce bisbiglio. «C'è un recinto nero...
nell'interno vi sono pietre tombali. La sua è qui.» «La mia?» chiesi sorpreso da questa visione.
«Sì.
«Può leggere l'iscrizione?» «Il nome è "Noble": 1668-1724. Vi è sopra un fiore... È in Francia o in Russia. Lei era in un'uniforme rossa... Disarcionato da un cavallo... Vi è un anello d'oro... con una testa di leone... usato come insegna.» Non vi fu altro. Io interpretai l'affermazione del Maestro poeta nel senso che non vi sarebbero state più
rivelazioni attraverso l'ipnosi di Catherine, e fu così. Non avremmo avuto più sedute. La sua cura era stata portata a termine e io avevo imparato tutto quello che potevo

attraverso la regressione. Il resto, che era nel futuro, dovevo impararlo con il mio intuito.

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