Capitolo 11: Noi siamo immortali

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Messaggio Da Admin il Mar Gen 01, 2019 6:57 pm

Capitolo 11: Noi siamo immortali


Alcune notti più tardi fui svegliato di colpo da un sonno profondo. Divenuto immediatamente vigile, ebbi la visione del volto di Catherine parecchie volte più grande delle sue dimensioni naturali. Sembrava sconvolta, come se avesse bisogno del mio aiuto. Guardai l'orologio; erano le 3.36 del mattino. Non vi erano stati rumori esterni che mi avessero svegliato. Carole dormiva tranquilla al mio fianco. Io dimenticai l'incidente e tornai a dormire.
Quello stesso mattino, verso le 3.30, Catherine si era svegliata atterrita da un incubo. Era sudata e il cuore le batteva.
Decise di meditare sul rilassamento, visualizzando me che la ipnotizzavo nel mio studio. Si immaginò il mio volto, udì la mia voce e gradualmente si riaddormentò.
Catherine diveniva sempre più sensitiva e, a quanto sembrava, anch'io. Potevo udire il mio vecchio professore di psichiatria parlare di reazioni di transfert e controtran- sfert
nelle relazioni terapeutiche. Il transfert è la proiezione di sentimenti, pensieri e desidèri del paziente nel terapista, il quale rappresenta qualcuno nel passato del paziente. Il controtransfert è il contrario, la proiezione delle reazioni emotive inconsce del terapista
nel paziente. Ma questa comunicazione delle 3.30 del mattino non era né l'uno né l'altro. Era un legame telepatico di una lunghezza d'onda esterna ai canali normali. In qualche modo l'ipnosi stava aprendo questo canale. O era responsabile di questa nuova lunghezza d'onda qualcun altro, un diverso gruppo di spinti: Maestri, custodi e altri? Io ero al di là della semplice meraviglia.
Nella seduta successiva, Catherine raggiunse rapidamente un livello ipnotico profondo. Si allarmò immediatamente. «Vedo una grande nube... mi ha impaurita. Era lì.»
Respirava affannosamente.
«E sempre lì?» «Non so. Andava e veniva rapida... Qualche cosa in alto i una montagna.» Continuava a essere allarmata e a respirare a fatica. Io temevo che stesse vedendo una bomba Poteva osservare il futuro? «Può vedere la montagna? È come una
bomba?» «Non so.» «Perché le ha fatto paura?» «È stato così improvviso. Era lì. È molto
fumosa., molto fumosa. E grande. E lontana. Oh...» «Lei è al sicuro. Può avvicinarsi alla montagna?» «Non voglio esserle più vicina!» rispose seccamente Era raro che facesse
una tale resistenza.
«Perché ne ha tanta paura?» chiesi ancora.
«Penso che è qualche cosa di chimico o simile. È difficile respirare quando le siamo vicini.» Respirava a fatica «E come un gas? Viene dalla montagna stessa... come un vulcano?» «Credo di sì. È come un grande fungo. È qualche cosa che sembra... bianca.»
«Ma non è una bomba? Non è una bomba atomica né nulla di simile?» Fece una pausa e poi continuò «E un vul... una sorta di vulcano o qualche cosa del genere, credo. E molto
pauroso. E difficile respirare Vi è della polvere nell'aria. Non voglio essere lì.» Lentamente il suo respiro tornò regolare, quello solito nello stato ipnotico. Lei aveva lasciato quella scena paurosa.
«Le è più facile respirare, adesso?» «Sì.» «Bene. Che cosa vede ora?» «Nulla... Vedo una collana, una collana al collo di qualcuno. È blu... È d'argento e ha una pietra blu appesa a essa, e piccole pietre sotto di essa.» «Vi è qualche cosa sulla pietra blu?» «No, è trasparente. Vi si può vedere attraverso. La signora ha i capelli neri e un cappello blu...
con una grande piuma, e il vestito è di velluto.» «Conosce la signora?» «No.» «Lei è lì, o è lei la signora?» «Non so.» «Ma la vede?» «Sì. Io non sono la signora.» «Che età ha?»
«È sulla quarantina. Ma sembra più vecchia di quanto non sia.» «Sta facendo qualche

cosa?» «No, rimane solo presso il tavolo. Sul tavolo vi è una bottiglia di profumo. È bianca con dei fiori verdi. Vi sono una spazzola e un pettine con manici d'argento.» Ero impressionato dalla precisione con cui osservava i particolari.
«È la sua stanza, o si tratta di un negozio?» «È la sua stanza. Vi è un letto... con quattro colonne. È un letto scuro. Sul tavolo vi è una brocca.» «Una brocca?» «Sì, nella stanza non vi sono quadri. Vi sono strane tendine scure.» «Vi è qualcun altro?» «No.» «Quale relazione ha con lei questa signora?» «Io la servo.» Ancora una volta era una domestica.
«È stata con lei a lungo? «No... pochi mesi.
«Le piace quella collana?» «Sì. E molto elegante.» «L'ha mai portata?» «No.» Le sue risposte brevi mi costringevano a guidarla attivamente per ottenere delle informazioni di base. Mi ricordavano mio figlio fanciullo.
«Quanti anni ha?» «Forse tredici o quattordici...» Circa la stessa età di mio figlio.
«Perché ha lasciato la sua famiglia?» chiesi.
«Non l'ho lasciata», mi corresse. «Lavoro qui.
«Capisco. Torna a casa dalla sua famiglia dopo il lavoro?» «Sì.» Le sue risposte lasciavano poco spazio per l'esplorazione. «Abitano nelle vicinanze?» «Molto vicini. Sono
molto poveri. Dobbiamo lavorare...
andare a servizio.» «Conosce il nome della signora?» «Belinda.» «La tratta bene?» «Sì.»
«Bene. Lavora molto?» «Non è un lavoro che stanca.» Interrogare degli adolescenti non è mai facile, anche sulle vite passate. Per fortuna ero molto pratico.
«Bene. La vede sempre?» «No.» «Dov'è lei, adesso?» «In un'altra stanza. Vi è un tavolo con un tappeto nero...
e una frangia lungo l'orlo. Ha l'odore di molte erbe... un profumo intenso.» «Tutto questo
appartiene alla sua padrona? Usa molto profumo?» «No, questa è un'altra stanza. Sono in un'altra stanza.» «Di chi è questa stanza?.
«Appartiene a una signora scura.
«Scura come? Può vederla?» Ha molte coperture sulla testa», bisbigliò Catherine, «molti scialli. È vecchia e grinzosa.» «Qual è la sua relazione con lei?» «Sono appena andata a vederla.» «Per quale ragione?» «Sa fare le carte.» Intuii che era andata da un'indovina,
una che probabilmente leggeva i tarocchi. Era uno strano intrico. Catherine e io ci
trovavamo coinvolti in una incredibile avventura psichica, attraversavamo vite e dimensioni nel passato, e tuttavia, forse duecento anni prima, lei era andata da
un'indovina per sapere qualche cosa del suo futuro. Sapevo che Catherine non aveva mai consultato una sensitiva nella sua vita attuale, e che non sapeva nulla di tarocchi e di predizioni; queste cose le facevano paura.
«Predice la fortuna?» chiesi.
«Vede il futuro.
«Ha una domanda da farle? Che cosa vuole sapere?» «Voglio sapere di un uomo... che potrei sposare.» «Che cosa le dice, quando fa le carte?» «La carta presenta una sorta di
bastoni. Bastoni e fiori...
bastoni, lance e qualche altra cosa. Vi è un'altra carta con un calice, una coppa... Vedo una carta con un uomo o un giovane che porta uno scudo. Lei dice che mi sposerò, ma non sposerò quell'uomo... Non vedo altro.» «Vede la signora?» «Vedo alcune monete.»
«È sempre con lei o è in un altro luogo?» «Sono con lei.» «Che aspetto hanno le monete?» «Sono d'oro. I margini non sono lisci. Sono di vecchio conio. Vi è una corona
su un lato.» «Guardi se vi è impresso un anno. Qualche cosa che lei possa leggere... in
lettere.
Dei numeri stranieri, rispose. «Delle X e delle I.

«Sa che anno è?» «Mille e settecento... qualche cosa. Non so quando.» Rimase ancora in silenzio.
«Perché questa indovina è importante per lei?» «Non so..,» «La sua predizione si è
avverata?» «...Se n'è andata», sussurrò Catherine. «È andata. Non so.» «Vede qualche cosa, adesso?» «No.» «No?» Ero sorpreso. Dove si trovava? «Conosce il suo nome in questa vita?» chiesi, sperando di mettere insieme le fila di questa vita di centinaia di anni fa.
«Me ne sono andata. Aveva lasciato la vita e stava riposando. Adesso poteva farlo da sola. Non le era necessario sperimentare la sua morte per riuscirvi. Aspettammo per alcuni minuti. Questa vita non era stata spettacolare. Aveva ricordato solo alcuni punti salienti e l'interessante visita all'indovina. «Vede qualche cosa, adesso?» chiesi ancora.
«No», bisbigliò.
«Sta riposando?» «Sì... gioielli di colori diversi...» «Gioielli?» «Sì. In realtà sono luci, ma sembrano gioielli...» «Che cos'altro?» chiesi.
«Io...», fece una pausa, e poi il suo bisbiglio divenne forte e sicuro. «Vi sono molte
parole e pensieri che volano attorno... Riguardano la coesistenza e l'armonia... l'equilibrio delle cose.» Mi resi conto che i Maestri erano vicini.
«Sì», la stimolai. «Voglio sapere di queste cose. Può dirmi?» «In questo momento sono
solo parole», mi rispose.
«Coesistenza e armonia», le ricordai. Quando rispose, era la voce del Maestro poeta. Rabbrividii nell'udirlo ancora.
«Sì», rispose. «Tutto deve essere in equilibrio. La natura è in equilibrio. Gli animali vivono in armonia. Gli umani non hanno imparato a farlo. Continuano a distruggersi.
Non vi è armonia, non pianificano ciò che fanno. Nella natura è così diverso. La natura è equilibrata. La natura è energia e vita... e rinascita. Gli umani distruggono soltanto.
Distruggono la natura. Distruggono altri umani. Infine distruggeranno se stessi.» Questa era una predizione infausta. Pur con il mondo continuamente nel caos e nel disordine, speravo che questo non sarebbe avvenuto presto.
«Quando avverrà?» chiesi.
«Avverrà prima di quanto si pensi. La natura soprawi- verà. Le piante soprawiveranno. Ma noi no.» «Possiamo fare qualche cosa per prevenire questa distruzione?» «No. Tutto
deve essere equilibrato...» «Questa distruzione avverrà durante la nostra vita? Possiamo
evitarla?» «Non avverrà durante la nostra vita. Quando avverrà, noi saremo su un altro piano, in un'altra dimensione, ma la vedremo.» «Non vi è modo di avvertire il genere umano?» Continuavo a cercare una via di scampo, qualche più mite possibilità. «Sarà fatto su un altro livello. Noi impareremo da tutto questo.» Guardai il lato luminoso.
«Bene, allora le nostre anime progrediscono in luoghi diversi.» «Sì. Noi non saremo più... qui, come lo conosciamo adesso. Ma lo vedremo.» «Sì», ammisi. «Devo insegnare questo alla gente, ma non so come raggiungerla. Vi è una via, o devono imparare da soli?»
«Non può raggiungere tutti. Per arrestare la distruzione deve raggiungere tutti, e non può. Non può essere arrestata. Devono imparare. Progredendo impareranno. Saranno in pace ma non qui, non in questa dimensione.» «Infine saranno in pace?» «Sì, su un altro livello.» «Sembra così lontano, tuttavia», deplorai. «La gente sembra così misera, adesso... così avida, così affamata di potere, così ambiziosa. Dimentica l'amore, la comprensione, la conoscenza. Vi è molto da imparare.» «Sì.» «Posso scrivere qualche cosa per aiutare queste persone? C'è qualche via?» «Lei conosce la via. Non abbiamo bisogno di dirgliela.
Non servirà a nulla, perché noi raggiungeremo tutti i livelli, e loro vedranno. Siamo tutti gli stessi. Nessuno è più grande degli altri. E tutto questo è un insieme di lezioni...

e di punizioni.» «Sì», convenni. La lezione era stata profonda, e io avevo bisogno di tempo per assimilarla. Catherine era divenuta silenziosa. Aspettammo, lei riposando e io assorto pensosamente nelle drammatiche affermazioni dell'ultima ora.
Infine lei spezzò l'incanto.
«I gioielli sono andati», mormorò. «I gioielli sono andati. Le luci... sono andate.» «Anche le voci? Le parole?» «Sì. Non vedo niente.» Mentre taceva, cominciò a muovere la testa a destra e a sinistra. «Uno spirito... sta guardando. «Lei?» «Sì.
«Riconosce quello spirito?» «Non sono sicura... Penso che possa essere Edward.» Edward era morto l'anno prima. Era davvero onnipresente. Sembrava essere sempre
intorno a lei.
«Che aspetto aveva lo spirito?» «Solo... solo bianco... come le luci. Non aveva volto, non
il volto che conosciamo, ma so che è lui.» «Comunicava in qualche modo con lei?» «No, guardava soltanto. «Ascoltava quello che dicevo?» «Sì», bisbigliò. «Ma adesso è andato. Voleva solo assicurarsi che sto bene.» Pensai alla mitologia popolare dell'angelo custode. Certo Edward, nella parte di aleggiante e amoroso spirito che la osservava per assicurarsi che stesse bene, era molto adatto a questo compito angelico. E Catherine aveva già parlato di spiriti custodi. Io mi meravigliavo di quanti dei nostri miti infantili erano adesso radicati in un passato profondamente rievocato.
Mi meravigliavo anche della gerarchia degli spiriti, di chi diveniva custode e chi maestro, e di coloro che non erano né l'uno né l'altro ma solo imparavano. Devono esserci dei gradi fondati sulla saggezza e sulla conoscenza, con lo scopo ultimo di divenire simili a Dio e di avvicinarsi a Dio, forse addirittura fondendoci con lui. Era questo lo scopo che i teologi mistici avevano descritto in termini estatici durante i secoli. Essi avevano avuto barlumi di questa divina unione. In mancanza di questa esperienza personale, mezzi di collegamento come Catherine, con le sue straordinarie doti, offrivano le migliori vedute. Edward era andato, e Catherine era divenuta silenziosa.
il suo volto era tranquillo e lei era avvolta di serenità.
Quale meraviglioso talento possedeva: la capacità di vedere oltre la vita e oltre la morte, di parlare con gli «dèi» e di condividere la loro sapienza. Stavamo mangiando i frutti
dell'Albero della Conoscenza, non più proibito. Io mi domandavo quante mele fossero
rimaste.
La madre di Carole, Minette, stava morendo del cancro che si era propagato dal petto
alle ossa e al fegato. Il processo era andato avanti per quattro anni e adesso non poteva più essere rallentato dalla chemioterapia. Era una donna coraggiosa che sopportava stoicamente il dolore e la debolezza. Ma la malattia stava accelerando e io sapevo che la sua morte era vicina.
Le sedute con Catherine andavano avanti simultaneamente e io condividevo con Minette l'esperienza e le rivelazioni. Non fui molto sorpreso dal fatto che lei, una pratica donna di affari, accettasse prontamente questa conoscenza e volesse saperne di più. Le
diedi dei libri da leggere e lei lo fece avidamente. Si preparò a fare una corsa con Carole e me nella cabala, le scritture mistiche ebraiche che risalgono a secoli fa. La reincarnazione e gli stati di interregno fra le~* vite sono motivi fondamentali della letteratura cabalistica, e tuttavia la maggior parte degli Ebrei moderni non lo sanno. Lo spirito di Minette si rafforzava mentre il suo corpo si indeboliva. La sua paura della morte diminuiva. Lei cominciò a pregustare la sua riunione con l'amato consorte Ben. Credeva nell'immortalità della sua anima, e questo l'aiutava a sopportare il dolore. Si aggrappava alla vita, aspettando la nascita di un altro nipotino, il primo piccolo di sua figlia Donna. Aveva incontrato Catherine all'ospedale durante uno dei suoi trattamenti, e i suoi sguardi e le sue parole le sembrarono spontanei e di conforto. La sincerità e l'onestà di

Catherine valsero a convincere Minette che l'esistenza di un aldilà era indiscutibilmente vera.
Una settimana prima di morire, Minette fu ammessa al reparto di oncologia dell'ospedale.
Carole e io potevamo passare del tempo con lei, parlando della vita e della morte e di ciò che ci attendeva dopo la morte. Donna di grande dignità, decise di morire nell'ospedale, dove le infermiere potevano aver cura di lei. L'altra sua figlia con suo marito e con la loro bambina di sei settimane vennero ad assisterla e a darle l'addio. Noi eravamo quasi continuamente con lei. Minette morì verso le sei del mattino; Carole e io, che eravamo appena arrivati a casa dall'ospedale, sentimmo il bisogno di tornarvi. Le sei o sette ore che seguirono furono piene di serenità e di un'energia spirituale trascendentale. Minette non soffriva più. Parlammo della sua transizione nello stato di interregno fra le vite, della brillante luce e della presenza spirituale. Lei rivedeva silenziosamente la sua vita e lottava per accettare le parti negative. Sembrava sapere di non potere smettere finché il processo non fosse completo. Aspettava un preciso momento per morire, nel primo mattino. Aspettava con impazienza questo momento. Minette fu la prima persona che ho guidato verso la morte e attraverso la morte in questo modo. Era rafforzata, e il nostro dolore fu lenito dall'insieme dell'esperienza. Trovai che la mia capacità di guarire i pazienti si era ampliata in modo significativo, non solo per le fobie e le ansietà, ma specialmente per i consigli sulla morte e il modo di morire, e sul dolore. Conoscevo intuitivamente quali direzioni prendere e quali scartare nella terapia. Ero capace di suscitare sensazioni di pace, di calma e di speranza. Dopo la morte di Minette, molti altri che stavano per morire o che erano sopravvissuti alla morte di un loro caro, vennero da me in cerca di aiuto. Molti non erano pronti a sentir parlare di Catherine o ad avvicinare la letteratura sulla vita dopo la morte. Ma anche senza impartire queste conoscenze specifiche, ero sicuro di poter comunicare il messaggio. Un tono di voce, una comprensione empatica del processo e delle loro paure e dei loro sentimenti, uno sguardo, un tocco, una parola, tutto poteva raggiungerli a qualche livello e far vibrare una corda di speranza, di dimenticata spiritualità, di condivisa umanità, o anche più. E per coloro che erano pronti al più, suggerire letture o farli partecipare alle mie esperienze con Catherine e altri era come aprire una finestra a una fresca brezza. Quelli che erano pronti venivano portati a nuova vita. Ancora più rapidamente ottenevano intuizioni.
Credo davvero che il terapeuta debba avere una mente aperta. Così come un maggior lavoro scientifico è necessario per documentare le esperienze di morte, come quelle rievocate da Catherine, così è necessario un maggior lavoro sperimentale nel campo. I terapeuti devono considerare la possibilità della vita dopo la morte e integrarla nei loro consigli. Non è necessario che usino sempre la regressione ipnotica, ma devono tenere aperta la loro mente, condividere le loro conoscenze con i loro pazienti e non trascurare le loro esperienze.
Oggi gli uomini sono ossessionati dalle minacce della loro mortalità. La piaga dell'Aids, l'olocausto nucleare, il terrorismo, le malattie e molte altre catastrofi sovrastano le nostre teste e ci tormentano ogni giorno. Molti adolescenti sono convinti che non vivranno oltre i vent'anni. Questo è incredibile a pensarci, e riflette le tremende tensioni della nostra società.
A livello individuale, la reazione di Minette ai messaggi di Catherine è incoraggiante. Il suo spirito si era rafforzato, e lei aveva sentito la speranza di fronte al grande dolore
fisico e al deterioramento del corpo. Ma i messaggi erano per tutti noi, non solo per la morente. Vi è speranza anche per noi. Abbiamo bisogno che più numerosi clinici e

scienziati si rivolgano ad altre Catherine per confermare e diffondere i loro messaggi. Le risposte sono qui. Noi siamo immortali. Noi saremo sempre insieme.

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