Capitolo 9: Il diamante in fiore

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Messaggio Da Admin il Mar Gen 01, 2019 6:54 pm

Capitolo 9: Il diamante in fiore


Ogni settimana uno strato di paure e di ansietà nevrotiche veniva tolto a Catherine. Ogni settimana lei appariva un poco più serena, un poco più dolce e paziente. Era più fiduciosa, e la gente era attratta verso di lei. Catherine si sentiva più affettuosa e gli altri ricambiavano il suo amore. Il diamante interno che rappresentava la sua vera personalità brillava più fulgido per tutti quelli che lo vedevano.
Le regressioni di Catherine si estendevano per millenni.
Ogni volta che entrava in trance ipnotica, io non avevo idea di dove i fili delle sue vite sarebbero emersi. Dalle caverne preistoriche all'antico Egitto, ai tempi moderni, lei si era
presentata. E tutte le sue vite erano state amorosamente sorvegliate, in qualche luogo al di là del tempo, dai Maestri. Nella seduta odierna, lei emerse nel ventesimo secolo, ma non come Catherine.
«Vedo una fusoliera e una pista di atterraggio, una sorta di pista di atterraggio», sussurrò piano.
«Sa dov'è?» «Non riesco a vedere... Alsaziano?» Poi, con maggior sicurezza:
«Alsaziano».
«In Francia?» «Non so, solo alsaziano... Vedo il nome Von Marks, Von Marks [fonetico]. Una sorta di elmetto scuro o cappello...
un cappello con sporgenze. La truppa è stata distaiti, Sembra una zona molto remota. Non credo che vi sia una città vicina.
«Che cosa vede?» «Vedo degli edifici distrutti. Vedo edifici... La zona è stata sconvolta
da... bombardamenti. È un'area molto ben nascosta.» «Lei, che cosa sta facendo?»
«Aiuto a raccogliere i feriti. Li stanno portando via.» «Si guardi. Si descriva. Si guardi e
dica che cosa indossa.» «Ho una sorta di giacchetta. Ho i capelli biondi. Gli occhi azzurri. La mia giacca è molto sporca. Vi sono molti feriti.» «È stata addestrata a raccogliere i feriti.» «No.» «Vive qui o vi è stata portata? Dove vive?» «Non so.» «Che età ha, all'incirca? «Trentacinque anni. Catherine aveva ventinove anni, aveva occhi scuri, non azzurri.
Continuai a chiedere.
«Ha un nome? È scritto sulla sua giacca?» «Sulla giacca vi sono delle ali. Sono un
pilota... una sorta di pilota.» «Vola in aeroplano?» «Sì, devo farlo.
«Chi la fa volare?» «Sono in servizio di volo. È il mio lavoro.» «Lancia anche le bombe?»
«Sull'aereo ho un mitragliere. C'è un ufficiale di rotta.» «Con quale tipo di aeroplano vola?» «Una sorta di elicottero. Ha quattro eliche. E un'ala fissa.» Ero divertito perché Catherine non sapeva nulla di aeroplani. Mi domandavo che cosa pensava che fosse un'ala fissa. Ma, come per la preparazione del burro o l'imbalsamazione dei cadaveri,
sotto ipnosi possedeva molte conoscenze. Solo una frazione di queste conoscenze,
tuttavia, le serviva per la mente cosciente di ogni giorno. Continuai a farle domande.
«Ha una famiglia?» «Non è con me.» «È al sicuro?» «Non so. Temo... temo che torneranno. I miei amici stanno morendo!» «Chi teme che tornerà?» « I nemici.» «Chi sono?» «Gli inglesi... le forze armate americane... gli inglesi...» «Sì. Ricorda la sua famiglia?» «Ricordarla? C'è troppa confusione.» «Regredisca nella stessa vita, fino a un tempo più felice, prima della guerra, il tempo in cui era a casa con la sua famiglia. Può vederla. So che è difficile, ma voglio che si rilassi. Tenti e ricordi.» Catherine fece una
pausa, poi bisbigliò: «Sento il nome Eric... Eric. Vedo un bambino biondo, una bambina».
«È sua figlia?» «Sì, deve essere... Margot.» «E vicina a lei?» «È con me. Siamo a una colazione all'aperto. È una bella giornata.» «C'è qualche altro con lei, oltre a Margot?»

«Vedo una donna con i capelli scuri, seduta sull'erba.» «È sua moglie?» «Sì... Non la conosco», aggiunse riferendosi al riconoscimento di qualcuno nella vita attuale di Catherine.
«Conosce Margot? Guardi attentamente Margot. La conosce?» «Sì, ma non sono sicura... L'ho conosciuta in qualche parte.» «Le verrà a mente. La guardi negli occhi.» «È Judy», rispose. Judy era attualmente la migliore amica di Catherine. Vi era stata un'immediata simpatia al loro primo incontro, ed erano divenute intime amiche, implicitamente fiduciose l'una dell'altra, ognuna conoscendo i pensieri e i bisogni dell'altra prima che venissero espressi in parole.
«Judy?» ripetei.
«Sì, Judy. Le assomiglia... sorride come lei.» «Sì, va bene. A casa è felice o vi sono dei
problemi?» «Non vi sono problemi. [Lunga pausa.] Sì, sì, è un tempo di inquietudini. Vi è un grave problema nel governo tedesco, la struttura politica. Troppa gente vuol prendere direzioni diverse. E questo, alla fine ci dividerà... Ma io devo combattere per la mia terra.» «Ha forti sentimenti per la sua terra?» «Non mi piace la guerra. Sento che uccidere è male, ma devo fare il mio dovere.»
«Adesso torni nel luogo in cui era, all'aeroplano a terra, ai bombardamenti e alla guerra. È passato del tempo; la i guerra è cominciata. Gli inglesi e gli americani stanno gettando
bombe su di voi. Torni là. Vede ancora l'aeroplano?» «Sì.» «Lei ha ancora le stesse opinioni circa il dovere, l'uccidere e la guerra?» «Sì, moriremo per nulla.» «Che cosa?»
«Moriremo per nulla», ripetè in un sussurro più alto.
«Nulla? Perché per nulla? Non vi è gloria in questo? Non difende la sua terra e i suoi cari?» «Moriremo per difendere le idee di poche persone.» «Anche se sono i leaders del
suo paese? Possono avere torto...» Lei mi interruppe rapidamente.
«Non sono leaders. Se lo fossero non vi sarebbero tante lotte interne... nel governo.»
«Alcuni li considerano pazzi. Per lei è così? Un potere folle?» «Dobbiamo essere tutti folli per lasciarci guidare da loro, per permetter loro di condurci... a uccidere della gente .
E a uccidere noi stessi...» «Ha lasciato degli amici?» «Sì, tre sono ancora vivi.» «Ve n'è qualcuno a cui lei sia particolarmente vicina? Nel gruppo del suo aeroplano? Il suo
mitragliere e il suo ufficiale di rotta sono ancora vivi?» «Non li vedo, ma il mio aereo non
è stato distrutto.» «Lei vola ancora?» «Sì, dobbiamo affrettarci a portare fuori della pista gli aerei che rimangono... prima che quelli ritornino.
«Entri nel suo aereo.
«Non voglio. Sembrava che potesse discutere con me.
Ma lei deve portarlo fuori della pista.» «È così insensato...» «Quale professione esercitava prima della guerra? Ricorda? Che cosa faceva Eric?» «Ero comandante in seconda... Su di un piccolo aeroplano, un aeroplano da carico.» «Così era pilota anche allora?» «Sì.» «Questo la teneva molto tempo lontano da casa?» Lei rispose molto piano,
tristemente: «Sì».
«Avanzi nel tempo», le ordinai, «fino al prossimo volo.
Può farlo?» «Non vi è un prossimo volo.» «Le succede qualche cosa?» «Sì.» Il suo respiro si andava accelerando, e lei cominciava ad agitarsi. Era avanzata fino al giorno della sua morte.
«Che cosa sta succedendo?» «Sto correndo via dal fuoco. I miei compagni sono stati distrutti dal fuoco.» «Lei sopravvive?» «Nessuno sopravvive... nessuno sopravvive a una
guerra. Io sto morendo!» Respirava a fatica. «Sangue! Sangue dappertutto! Ho un
dolore al petto. Sono stato colpito al petto... E la gamba, e il braccio. Mi fanno tanto male...» Era in agonia; ma presto il suo respiro rallentò e divenne più golare; i suoi

muscoli facciali si rilassarono e lei assunse aspetto di serena pace. Riconobbi la serenità dello stato a transizione.
«Sembra che stia meglio. È finita?» Lei rimase in silenzio e poi rispose molto
dolcemente.
«Sto fluttuando... lontano dal mio corpo. Non ho corpo.
Sono ancora spirito.» «Bene. Riposi. Ha avuto una vita difficile. Ha sperimentato una morte difficile. Adesso ha bisogno di riposare. Si rinfranchi. Che cosa ha imparato da questa vita?» «Ho imparato cose sull'odio... sull'uccidere insensato... ' sull'odio mal diretto... sull'odiare persone senza sapere .j perché. Siamo guidati a farlo... dal male,
quando siamo j nello stato fisico...» «Vi è un dovere più alto del dovere verso la propria terra? Qualche cosa che avrebbe potuto impedirle di uccidere? Anche se le fosse stato
comandato? Un dovere verso | lei stessa?» «Sì...» Ma non approfondì l'idea.
«Adesso sta aspettando qualche cosa?» «Sì... aspetto di entrare in uno stato di rinnovamento.
Devo attendere. Verranno per me... verranno...» «Bene. Desidererei parlare con loro
quando verranno.» Aspettammo alcuni minuti. Poi bruscamente la sua voce divenne alta e forte, e parlò il primo Spirito Maestro, non il Maestro poeta.
«Lei ha ragione nel pensare che questo sia il trattamento appropriato per chi si trova
nello stato fisico. Lei deve sradicare le paure dalla loro mente. Quando c'è la paura vi è uno spreco di energie. Li distoglie dal compiere quello che erano stati inviati a compiere. Tenga i suoi suggerimenti per coloro che le stanno attorno. Essi devono essere anzitutto portati a un livello molto, molto profondo... dove non possano più sentire il loro corpo. Allora lei può raggiungerli. Le difficoltà esistono... solo alla superficie. Lei deve raggiungerli nel profondo delle loro anime, dove vengono create le idee.
«Energia... tutto è energia. In quanto tale viene sprecata.
Le montagne... dentro le montagne vi è pace; nel centro tutto è calmo. Ma i guai appaiono all'esterno. Gli uomini possono solo vedere l'esterno, ma lei può andare molto più nel profondo. Bisogna vedere il vulcano. E per vederlo bisogna entrare nell'intimo.
«Essere nello stato fisico è anormale. Quando si è nello stato spirituale, si è nello stato naturale. Quando siamo mandati indietro è come se fossimo rimandati a qualche cosa che non conosciamo. Ci occorrerà maggior tempo.
Nel mondo dello spirito dobbiamo aspettare, e poi siamo rinnovati. Vi è uno stato di
rinnovamento. È una dimensione come le altre dimensioni, e lei è quasi riuscito a raggiungere questo stato...» Questo mi colse di sorpresa. Come potevo avvicinarmi a questo stato di rinnovamento? «L'ho quasi raggiunto?» chiesi incredulo.
«Sì. Lei conosce molto più degli altri. Lei capisce molto di più. Sia paziente con loro. Loro non hanno le conoscenze che ha lei. Gli spiriti saranno mandati ad aiutarla. Ma lei ha ragione in quello che fa... Continui. Questa energia non deve essere sprecata. Lei deve
liberarsi dalle paure.
Questo sarà la sua principale arma...» Lo Spirito Maestro tacque. Io meditai sul significato di questo incredibile messaggio. Sapevo che mi stavo liberando con successo delle paure di Catherine, ma questo messaggio aveva un significato più globale. Era più di una semplice conferma dell'efficacia dell'ipnosi come strumento terapeutico. Implicava anche qualche cosa di più della regressione in vite passate, che sarebbe stato difficile applicare alla popolazione in genere, soggetto per soggetto. No, io credevo che si riferisse alla paura della morte che è la paura nell'intimo del vulcano... La paura della morte, questa nascosta e continua paura che nessuna quantità di denaro o di potere può neutralizzare, è nell'intimo. Ma se la gente sapesse che «la vita è senza fine; che quindi non moriamo mai; che non siamo realmente mai nati», allora questa paura si

dissolverebbe. Se sapessero di avere già vissuto innumerevoli volte e che vivranno altre innumerevoli volte, quanti si sentirebbero rassicurati! Se sapessero che gli spiriti stanno intorno a loro per aiutarli nello stato fisico, e che dopo la morte, nello stato spirituale, si uniranno a questi spiriti, ; compresi i loro cari scomparsi, come si sentirebbero confortati! Se sapessero che gli «angeli» custodi esistono realmente, quanto si sentirebbero più sicuri! Se sapessero che gli atti di violenza e di ingiustizia contro i nostri simili non rimangono ignorati ma devono essere ripagati in amore in altre vite, quanta meno rabbia e quanto meno desiderio di vendetta accoglierebbero nel loro cuore. E se realmente, «noi ci avviciniamo a Dio per mezzo della conoscenza», a che servirebbero i beni materiali, o il potere, fini a se stessi e non come mezzi per avvicinare Dio? L'essere avidi o affamati di potere non ha alcun valore.
Ma come raggiungere la gente con questa conoscenza? La maggior parte degli uomini recita preghiere nelle loro chiese, sinagoghe, moschee, o templi, preghiere che proclamano l'immortalità dell'anima. Tuttavia, quando il culto è finito, tornano alle loro abituali competizioni, alle loro avidità, ai loro maneggi e ai loro egoismi. Tutto questo ritarda il progresso dell'anima. Così, se la fede non è sufficiente, forse la scienza potrà essere di aiuto. Forse le esperienze come quella di Catherine e mia devono essere studiate, analizzate e riferite in un modo distaccato e scientifico da persone addestrate nelle scienze comportamentali e fisiche. Tuttavia, a quel tempo, scrivere un articolo scientifico o un libro era l'ultima cosa a cui pensassi, una remota e molto improbabile possibilità. Io mi facevo domande circa gli spiriti che sarebbero stati rimandati sulla terra per aiutarmi. Aiutarmi a fare che cosa? Catherine si agitò e prese a mormorare:
«Qualcuno ha nominato Gideon, qualcuno ha nominato Gideon... Gi- deon. Lui cerca di parlarmi».
«Che cosa dice?» «È qui intorno. Non vuole fermarsi. È una sorta di guardiano... qualche
cosa. Ma adesso gioca con me.» «È uno dei suoi custodi?» «Sì, ma sta giocando... salta tutt'intorno.
«Credo che voglia farmi conoscere che è qui intorno... dappertutto.» «Gideon?» Ripetei.
«È qui.» «La fa sentire più sicura?» «Sì. Tornerà quando avrò bisogno di lui.» «Bene. Gli
spiriti sono intorno a lei?» Rispose in un sussurro, dalla prospettiva della sua mente superconscia. «Oh, sì... molti spiriti. Vengono solo quando vogliono. Vengono... quando
vogliono. Siamo tutti spiriti. Ma altri... alcuni sono nello stato fisico e altri in un periodo di rinnovamento. E altri sono guardiani. Ma tutti andiamo là. Anche noi siamo stati guardiani.» «Perché tornate sulla terra a imparare? Perché non potete imparare come spiriti?» «Vi sono diversi livelli di apprendimento, e alcuni di essi dobbiamo raggiungerli a nostre spese. Dobbiamo sentire il dolore. Quando si è spirito non si soffre. È un periodo di rinnovamento. L'anima si rinnova. Quando si è nello stato fisico, nella carne, si può soffrire; si può essere offesi. Nella forma spirituale non si sente. Vi è solo felicità, un senso di benessere. Ma è un periodo di rinnovamento per... noi.
L'interazione fra le persone nella forma spirituale è diversa. Quando si è nello stato fisico... si possono sperimentare relazioni.» «Capisco. Andrà tutto bene.» Lei era tornata silenziosa.
Passarono alcuni minuti.
«Vedo una carrozza», cominciò, «una carrozza blu.
«Una carrozzina da bambini?» «No, una carrozza in cui si è trasportati... Qualche cosa
di blu! Una frangia blu in cima, blu all'esterno...» «È tirata da cavalli?» «Ha delle grandi ruote. Non vi vedo dentro alcuno, ma vi sono attaccati due cavalli... uno grigio e uno

scuro. Il nome del cavallo grigio è Mela, perché gli piacciono le mele. L'altro si chiama Duca. Sono molto belli. Non vogliono mordermi. Hanno grandi piedi... grandi piedi.
«Vi è anche un cavallo brutto? Un cavallo diverso? «No, sono molto belli.» «Lei è lì? «Sì.
Posso vedere il suo naso. È molto più grande di me.» «Lei è nella carrozza?» Dalle sue risposte sapevo che era un bambino.
«Vi sono cavalli. Vi è anche un bambino.» «Lei quanti anni ha?» «Sono molto piccola.
Non so. Credo di non saper contare.» «Conosce il bambino? È un suo amico? Suo fratello?» «È un vicino. È qui per... qualche ricevimento. Vi è un matrimonio... o qualche cosa di simile.» «Sa chi si sposa?» «No. Ci dicono di non sporcarci. Ho i capelli scuri... e scarpe tutte abbottonate di fianco.» «Sono abiti da ricevimento? Begli abiti?» «È un bianco... un tipo di abito bianco con un... qualche cosa di increspato, e si allaccia sul
dorso.» «La sua casa è vicina?» «È una grande casa», rispose la bambina.
«Vive lì?» «Sì.» «Bene. Adesso può guardare nella casa; andrà tutto bene. È un giorno importante. Anche altre persone saranno vestite bene, con abiti speciali.» «Stanno cucinando, molti cibi.» «Ne sente l'odore? Sì. Stanno facendo un certo tipo di pane.
Pane... carne... Ci dicono di andarcene.» Ne fui divertito. Le avevo detto che avrebbe potuto entrare benissimo, e adesso la mandavano via.
«La chiamano per nome?» «...Mandy... Mandy ed Edward.
«È il bambino?» «Sì.» «Non vogliono che rimanga nella casa?» «No, hanno troppo da fare.» «Quali sono le sue sensazioni?» «Non ci badiamo. Ma è difficile restare puliti. Non ci lasciano far nulla.» «Assisterete al matrimonio, più tardi?» «Sì... Vedo molta gente. La sala è affollata. Fa caldo, è una giornata calda. C'è qui un parroco; il parroco è qui...
con uno strano cappello, un grande cappello... nero. Gli copre la faccia... è un suo modo di portarlo.» «È un giorno felice per la sua famiglia?» «Sì.» «Sa chi sta per sposarsi?»
«Mia sorella.» «Ha molti più anni di lei?» «Sì.» «La vede, adesso? Indossa l'abito di
nozze?» «Sì.» «È bella?» «Sì. Ha molti fiori nei capelli.» «La guardi attentamente. Ricorda di averla conosciuta in altri tempi? Guardi i suoi occhi, la sua bocca...» «Sì. Credo che sia Becky, ma è più piccola, molto più piccola.» Becky era amica di Catherine e sua compagna di lavoro.
Erano intime, tuttavia Catherine si doleva dell'atteggiamento critico di Becky e delle sue intromissioni nella propria vita.
Dopo tutto era un'amica, non faceva parte della famiglia.
Ma forse la distinzione, adesso, non era così netta.
«Lei... lei mi vuol bene...» «Si guardi intorno. I suoi genitori sono qui?» «Sì.» «Le vogliono bene anche loro?» «Sì.» «Bene. Li guardi attentamente. Dapprima sua madre.
Guardi se la ricorda. Le guardi la faccia.» Catherine trasse alcuni profondi respiri. «Non la conosco.
«Guardi suo padre. Lo guardi con attenzione. Guardi la sua espressione, i suoi occhi... anche la bocca. Lo conosce?» «È Stuart», rispose subito. Così Stuart era affiorato
ancora una volta. Meritava di indagare ancora.
«Quali sono le sue relazioni con lui?» «Io gli voglio molto bene... lui è molto buono con me.
Ma lui pensa che io sia una seccatura. Pensa che i bambini siano dei fastidi.» «È troppo serio?» «No, gli piace giocare con noi. Ma noi facciamo troppe domande. Tuttavia è molto buono con noi, solo che noi facciamo troppe domande.» «Questo ogni tanto lo
annoia?» «Sì, dobbiamo imparare dal maestro e non da lui. Andiamo a scuola per
questo... Per imparare.» «Queste sembrano le sue stesse parole. Le dice così?» «Sì, lui ha cose più importanti da fare. Deve andare alla fattoria.» «È una grande fattoria?» «Sì.»
«Lei sa dov'è?» «No. Non parlano mai della città e dello Stato? Dicono il nome della

città?» Lei fece una pausa ascoltando attentamente. «Non riesco a sentirlo. Rimase ancora in silenzio.
«Bene, vuole esplorare ancora in questa vita? Vuol andare avanti nel tempo o questo è...
Lei mi interruppe. «Questo è sufficiente.
Durante tutto questo processo con Catherine, io ero stato riluttante a discutere le sue rivelazioni con altri professionisti. In realtà, eccetto Carole e pochi altri che erano
«sicuri», non condivisi con nessun altro queste notevoli informazioni. Sapevo che le conoscenze ottenute dalle nostre sedute erano vere ed estremamente importanti, tuttavia l'incertezza sulle reazioni dei miei colleghi mi faceva mantenere il silenzio. Ero
preoccupato della mia reputazione, della mia carriera e di ciò che gli altri potevano pensare di me.
Il mio personale scetticismo era stato eliminato dalle prove che, settimana per settimana, venivano dalle sue labbra. Spesso facevo scorrere i nastri delle mie registrazioni per sperimentare nuovamente le sedute, con tutto il loro dramma e la loro immediatezza. Ma gli altri dovevano fondarsi sulle mie esperienze, potenti, ma tuttavia non vissute da loro. Mi sentivo in dovere di raccogliere più numerosi dati.
Via via che io accettavo i messaggi e credevo in essi, la mia vita diveniva più semplice e più soddisfacente. Non c'era bisogno di finzioni, di ostentazioni, di recitare parti o di
essere diversi da quello che si è. Le relazioni divennero più oneste e dirette. La vita familiare era meno confusa e più rilassata. La mia riluttanza a condividere la saggezza che mi era stata data attraverso Catherine, cominciò a diminuire. Con mia meraviglia i più erano molto interessati e volevano saperne ancora. Molti mi parlarono delle loro private esperienze di fenomeni parapsicologici, come la ESP, il déjà vu, le esperienze fuori del corpo, i sogni di vite passate e altri. Molti non avevano mai parlato di queste esperienze neppure con le loro mogli. I pazienti avevano ; quasi tutti paura che, confidando queste esperienze, gli altri, anche i loro familiari e terapeuti, li avrebbero considerati strani e anormali. E tuttavia questi fatti parapsicologici sono molto comuni, molto più frequenti di quanto si I creda. Solo la riluttanza a parlare degli avvenimenti psichici, li fa apparire così rari. E quanto si è più altamente istruiti, tanto più si è riluttanti alla confidenza.
Lo stimato direttore di un importante dipartimento eli nico nel mio ospedale è un uomo ammirato internazionalmente per la sua competenza. Parla con il suo defunto padre che
più volte lo ha protetto da seri pericoli. Un altro professore ha sogni che gli forniscono le soluzioni dei suoi ; complessi esperimenti di ricerca. I sogni sono invariabilmente esatti. Un altro medico molto noto sa usualmente chi lo chiama al telefono prima di rispondere. La moglie del direttore di Psichiatria in una università degli stati medio-occidentali ha una laurea in psicologia. I suoi progetti di ricerca sono sempre attentamente programmati ed eseguiti. Non aveva mai detto ad alcuno che, quando aveva visitato per la prima volta Roma, era andata per la città come se avesse una cartina stradale impressa nella memoria.
Sapeva senza possibilità di sbagliare quello che c'era dietro il prossimo angolo. Sebbene non fosse mai stata in Italia e non conoscesse la lingua, gli Italiani molto spesso le si rivolgevano in italiano prendendola continuamente per una del luogo. La sua mente non riusciva a rendersi conto di quelle esperienze romane.
Io capivo perché questi professionisti altamente istruiti rimanevano chiusi. Io ero uno di loro. Non possiamo negare le nostre esperienze. E tuttavia la nostra educazione era in
molti modi diametralmente opposta alle informazioni, alle esperienze e alle credenze che avevamo accumulato. E così tacevamo.

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